Introduzione: l’abitualità come categoria penalistica autonoma

Nel panorama del diritto penale italiano, l’abitualità nel reato rappresenta una figura giuridica distinta dalla recidiva e spesso fonte di confusione, tanto per gli operatori del settore quanto per gli imputati. Comprendere la differenza tra i due istituti è essenziale per valutare correttamente le strategie difensive e le conseguenze sanzionatorie di un procedimento penale.

L’abitualità, disciplinata dagli artt. 102-105 del codice penale, si configura come una condizione legata alla serialità delle condotte criminose, valutata dal giudice sulla base di parametri oggettivi. Si distinguono:

  • abitualità presunta (art. 102 c.p.), quando ricorrono determinati presupposti di legge
  • abitualità ritenuta dal giudice (art. 103 c.p.), mediante valutazione discrezionale della personalità del reo
  • professionalità nel reato (art. 104 c.p.)
  • tendenza a delinquere (art. 105 c.p.)

Distinzione tra abitualità e recidiva

La recidiva, prevista dall’art. 99 c.p., costituisce una circostanza aggravante che tiene conto della pericolosità sociale del soggetto desunta dalla commissione di precedenti reati. Si tratta di un elemento soggettivo che incide sulla dosimetria della pena.

L’abitualità, al contrario, si fonda su un parametro oggettivo: la ripetizione di condotte criminose che rivela una consuetudine nel commettere reati. Non si tratta di una circostanza aggravante, bensì di uno stato personale che può determinare l’applicazione di misure di sicurezza.

La differenza sostanziale risiede nel fatto che la recidiva presuppone la commissione di un nuovo reato dopo una precedente condanna, mentre l’abitualità richiede la pluralità di reati e una valutazione complessiva della condotta di vita del soggetto.

Presupposti e accertamento dell’abitualità

L’abitualità può essere:

  • presunta, quando il soggetto, già condannato per un delitto non colposo, ne commette altri della stessa indole (art. 102 c.p.)
  • ritenuta dal giudice, quando, pur in assenza dei presupposti di legge, l’imputato manifesta una spiccata propensione alla criminalità desumibile dalle circostanze del caso (art. 103 c.p.)

La giurisprudenza ha chiarito che l’accertamento dell’abitualità richiede un’analisi approfondita della personalità dell’imputato, con particolare riguardo a:

  • concrete modalità di commissione dei fatti
  • parametri indicati dall’art. 133 c.p.
  • eventuali elementi probatori relativi alla condotta di vita

In tema di esigenze cautelari, l’art. 274, lettera c), c.p.p. prevede il pericolo di reiterazione quale possibile fondamento per misure cautelari, richiedendo una valutazione attenta delle modalità del fatto e della personalità del soggetto (cfr. Cass. 26/06/2019, n. 17556).

Abitualità e particolare tenuità del fatto

Un profilo di particolare rilievo pratico riguarda il rapporto tra abitualità e l’istituto della particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131-bis c.p. La Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza Tushaj (Cass. 25552/2025), ha chiarito che la ricorrenza dell’abitualità costituisce causa ostativa alla declaratoria di tenuità del fatto.

Tale orientamento è stato confermato dalla successiva Cass. 34243/2025, che ha ribadito come l’abitualità, esprimendo una tendenza alla serialità criminale, sia incompatibile con la ratio dell’istituto, volto a selezionare condotte connotate da scarsa offensività.

Reati tributari e stupefacenti: l’art. 107 c.p.

L’art. 107 c.p. disciplina l’abitualità con riferimento a specifiche categorie di reati:

  • reati tributari: l’abitualità si configura quando il soggetto commette più violazioni nell’ambito di un’unica procedura o in procedimenti diversi legati da continuità
  • reati in materia di stupefacenti: la serialità assume particolare rilevanza ai fini sanzionatori

In questi ambiti, l’accertamento dell’abitualità incide in modo significativo sull’applicazione delle misure di sicurezza personali.

Misure di sicurezza per i delinquenti abituali

Ai sensi dell’art. 109 c.p., il delinquente abituale può essere sottoposto a misure di sicurezza quali:

  • la libertà vigilata
  • il ricovero in una casa di lavoro o in un ospedale psichiatrico giudiziario

Tali misure, di carattere assicurativo e non afflittivo, mirano alla rieducazione e alla prevenzione del pericolo di reiterazione.

La necessità di contestazione

È fondamentale che l’abitualità venga contestata in modo specifico nell’imputazione. La mancata o generica contestazione preclude al giudice la possibilità di dichiararla, salvo i casi di abitualità presunta automatica.

La difesa deve pertanto prestare la massima attenzione all’atto di citazione e intervenire tempestivamente in caso di contestazioni generiche o tardive.

Conclusione pratica

L’abitualità nel reato costituisce una figura complessa che richiede una valutazione distinta rispetto alla recidiva. I professionisti del diritto penale devono:

  • verificare la corretta contestazione nell’imputazione
  • distinguere i presupposti dell’abitualità da quelli della recidiva
  • considerare le recenti pronunce in materia di tenuità del fatto
  • valutare l’eventuale applicazione di misure di sicurezza

La difesa tecnica può ottenere risultati significativi dimostrando l’assenza dei presupposti oggettivi e soggettivi dell’abitualità, evitando così l’applicazione di misure che incidono in modo rilevante sulla libertà personale dell’imputato.